Il judo ha inizio e fine con il rispetto.
Jigoro Kano, fondatore del Judo Kodokan
Chiunque veda una lezione di judo per la prima volta resta spesso colpito dal silenzio composto e dai gesti precisi che precedono qualsiasi azione sul tatami. Al centro di questa atmosfera c’è il Rei (礼): l’inchino, il rituale del saluto.
Nel Judo Ances Novate, il saluto non è un formalismo esteriore né un retaggio del passato, ma il cuore pulsante di ogni nostra lezione. È il modo con cui diciamo al compagno: «Mi fido di te, rispetto la tua incolumità e sono qui per crescere insieme a te».
Che cos’è il Rei? Più di un semplice inchino
Le due forme del saluto: Ritsu-rei e Za-rei
1. Ritsu-rei (立礼) – Il saluto in piedi
Si esegue prima e dopo un esercizio in piedi, un combattimento di studio (randori) o una sequenza formale (kata).
Come si esegue: Con la postura eretta e naturale (shizentai), talloni uniti e sguardo rivolto in avanti, si flette il busto di circa 30 gradi mantenendo la schiena dritta. Le mani scivolano leggermente lungo la parte anteriore delle cosce.
Cosa significa: Conferma che siamo pronti, concentrati e dediti all’altro con presenza mentale assoluta.
2. Za-rei (座礼) – Il saluto a terra
È il saluto solenne che apre e chiude la lezione, oltre a essere impiegato nel lavoro a terra (ne-waza).
Come si esegue: Si parte dalla posizione in ginocchio formale (seiza). Le mani scendono sul tatami formando un triangolo aperto; il busto si flette con calma e dignità, senza sollevare il bacino dai talloni.
Cosa significa: È l’espressione massima di umiltà, calma interiore e ringraziamento per l’opportunità di allenarsi insieme.
Il saluto di inizio e fine lezione: la tradizione del Tatami
All’inizio e al termine di ogni allenamento, il dojo si raccoglie in un rituale collettivo che scandisce l’armonia del gruppo:
Da un lato si posizionano i maestri e i portatori di Dan (le cinture nere, dette Yudansha).
Dal lato opposto (Shimoseki) si allineano le cinture colorate (Mudansha), ordinate per grado ed esperienza.
Il primo della fila delle cinture colorate guida i compagni scandendo i momenti del Reiho:
Seiza! — L’invito a prendere posto in ginocchio e a fare silenzio, lasciando spazio a qualche secondo di meditazione e concentrazione (Mokuso).
Sensei-ni rei! — Il saluto di riconoscenza all’insegnante che trasmette la via. Spesso si accompagna alla frase «Onegaishimasu» («La prego di praticare con me / Mi affido a lei») all’inizio, e «Arigato gozaimashita» («Grazie per l’insegnamento») al termine.
Otagai-ni rei! — Il saluto reciproco tra tutti i compagni di tatami.
Ritsu-rei! — Il ritorno ordinato in piedi, pronti all’azione.
Un valore per il tatami, una lezione per la vita
Dal momento in cui facciamo il saluto, la nostra attenzione appartiene interamente a chi abbiamo di fronte. Rispettiamo chi è alle prime armi tanto quanto il maestro più esperto: nel judo, la cintura non misura la superiorità, ma la responsabilità verso chi ha iniziato dopo di noi.
Questo principio, che Jigoro Kano sintetizzò nel concetto di Jita Kyoei («Tutti insieme per progredire e prosperare»), rende il judo molto più di una disciplina sportiva: è una scuola di carattere, empatia e autocontrollo.
Vieni a provare al Judo Ances Novate!
I corsi di Judo Ances Novate sono aperti a bambini, ragazzi e adulti, sia principianti che esperti. Vieni a trovarci per una lezione di prova gratuita: sul tatami troverai un ambiente accogliente, tecnici qualificati e un gruppo pronto a darti il benvenuto… con un inchino sincero!
Ti aspettiamo sul tatami!



